RIACE, LA REALTA’ CONCRETA…OLTRE L’UTOPIA

Siamo andati in tanti il 30 dicembre scorso al consiglio comunale che avrebbe dovuto discutere le dimissioni di Domenico Lucano, sindaco di Riace. Faceva un gran freddo e il tempo era pessimo, minacciava nevischio ma abbiamo deciso di andare lo stesso. Non potevamo non farlo. Il momento, lo abbiamo capito subito, era importante. Domenico Lucano, il sindaco di un paesino di poche migliaia di abitanti è considerato tra gli uomini più influenti del pianeta, secondo Fortune e pure secondo me. Andando dritto al cuore delle cose  e delle azioni ha fatto quello che andava fatto quando in  paese è arrivata all’improvviso gente dal mare, Curdi per la precisione, infreddoliti e affamati. Era il lontano 1998.

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Come tutte le favole, è iniziata una storia semplice e bella, nulla di speciale se non fosse che quello che alle persone di buon cuore sembra un gesto scontato, in questa società non è proprio così. E’ riuscito in poco tempo a trovare alloggio a circa 300 persone riaprendo le case vuote, spesso di proprietà di immigrati compaesani in Argentina. La Calabria è tra le regioni italiane che più ha subito il fenomeno dell’emigrazione nel secolo scorso e la sua gente sa bene che significa espatriare. Le porte si sono aperte da emigrati per i nuovi immigrati, i nuovi disperati, senza clamore, senza problemi. Un intero paese ha accolto meglio che poteva quei volti sofferenti che tanto ricordavano vecchie storie di parenti lontani. Ecco, è cominciata così la storia di questo piccolo, meraviglioso paese e del suo sindaco, Domenico Lucano. Come una grande famiglia si sono condivisi spazi, costi e benefici della cooperazione e via via, passo dopo passo ma sempre nella stessa direzione, il progetto si è arricchito di altri tasselli. Ora Riace è un colorato nucleo di culture dove la diversità ha arricchito la tradizione, recuperato vecchie usanze e accolto nuove opportunità. E’ normalissimo incontrare due donne dialogare un po’ a gesti e un po’ a sorrisi del Ramadan o della tessitura della ginestra, antichissima usanza recuperata grazie ai laboratori interculturali nati in seno al progetto di accoglienza immigrati; è scontato essere accolti sempre e comunque a Riace perché “dove si mangia in 4 si mangia anche in 5”, vecchio detto calabrese ribadito da Domenico Lucano. riace2-1

Infatti, quello che dovrebbe essere un normale comportamento di ogni famiglia per bene, che si rispetti, diventa un evento eccezionale, tanto da richiamare l’attenzione mondiale. Domenico Lucano non se ne capacita. Nel suo piccolo paesino conosce tutti e sa storie e nomi anche degli immigrati che arrivano a Riace. Come in una famiglia per bene, appunto. Si condivide quel che si ha e ci si aiuta. Cosa c’è di strano? Infatti. E’ tutto il resto che suona strano e rende Riace l’eccezione. I soldi che arrivano dalla Comunità Europea sono tanti, se interamente usati per l’accoglienza: 35 euro al giorno per ogni immigrato e a Riace,  essendo l’immigrato parte integrante della comunità che l’accoglie,  arrivano di fatto a tutti. Sono serviti a ristrutturare le case, ad avviare i laboratori, a costruire la fattoria didattica, a scavare un pozzo…. le persone immigrate abitano nelle case del paese e vivono, lavorano e spendono i soldi all’interno della comunità stessa grazie ai bonus locali spendibili solo sul territorio riacese. I bilanci sono trasparenti e visionabili da chiunque, le persone “vengono ricevute SEMPRE” come cita una targa fuori dalla porta del Sindaco e della sua associazione… Questa per me dovrebbe essere la normalità. riace2-4

Invece dai media ci giungono notizie di accoglienza in capannoni, di esseri umani stipati e rinchiusi come bestie, di caporalato e di privazioni di diritti. Eppure i soldi comunitari sono sempre gli stessi. Neanche un centesimo viene sottratto allo Stato italiano, fiumi di denaro comunitario entrano nelle tasche di enti e strutture “per l’accoglienza”. Quella stessa “accoglienza” che a Mineo e a Lampedusa mi ha impedito di parlare con gli ospiti, di entrare oltre il filo spinato della doppia recinzione dei loro centri, di raccogliere informazioni. Storie quotidiane di miseria e sofferenza che generano violenza e razzismo.  Riace invece si è    man mano di nuovo ripopolata, molti riacesi sono rientrati e  sono stati creati oltre 100 nuovi posti di lavoro. Lucano più che un politico assomiglia ad un capo famiglia coscienzioso, capace di individuare i problemi e risolverli. E’ un uomo intelligente che affronta le situazioni sempre con lo stesso metodo: la coerenza e la serietà. Ed anche per questo che manifesta disagio quando si vede i riflettori puntati addosso: questa è la sua normalità, questa dovrebbe essere la politica. Cosa c’è di eccezionale? Già. E’ triste ammetterlo ma è questa la novità: la gestione pubblica coerentemente alla propria morale, semplicemente come si fa in famiglia. Riace  perciò è una grande famiglia che il 30 dicembre si è stretta intorno al suo decano, tutta, nonostante il freddo,  nonostante gli atti intimidatori e vandalici che avevano preceduto quel giorno. Non hanno funzionato le intimidazioni e le minacce, ora si è passati alla denigrazione con la pubblicazione di video anonimi in cui, senza mezzi termini, si accusa Lucano di essere un corrotto e quindi un’opportunista, un faccendiere come siamo abituati ormai a vedere tutti i politici. Quindi si voleva dimostrare che lui, Domenico Lucano, non era nulla di diverso dal marciume che c’è in giro. Buttare fango quando non si può spegnere il fuoco. La risposta è stata semplice ed efficace: un consiglio comunale aperto e pubblico dove si discuteva delle sue dimissioni presentate perché Lucano non avrebbe mai continuato il suo mandato senza la piena fiducia dei suoi concittadini, quelli che lo avevano eletto. Ancora una volta, in una famiglia – comunità che si rispetti, “le cose vanno discusse e affrontate e chi ha qualcosa da dire lo faccia pubblicamente!”.

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Nel suo discorso all’apertura del consiglio comunale, Lucano ha spiegato i fatti senza polemica, ha fatto un discorso decisamente poco “politico” ma molto, molto schietto. Caldeggiando chi avesse obiezioni a motivarle, senza commenti ai fatti e dimenticandosi persino di denunciare l’infame atto vandalico alla media teca che avrebbe dovuto ospitare l’incontro del 30 dicembre e che ha costretto centinaia di persone al freddo, fuori dai locali troppo piccoli della sala consiliare del comune. A Domenico Lucano interessava veramente uscire da quel consiglio con l’approvazione piena, con la completa fiducia  rinnovata e non polemizzare. Il suo ragionare “manda ai matti” qualcuno ha detto e lo posso capire. Lontanissimo dalle logiche di partito, Lucano è un uomo di sinistra ma della sinistra dei valori sociali, delle buone pratiche, della solidarietà, altre logiche non le segue e non gli interessano. Visibilmente commosso da tanta partecipazione, ha ascoltato tutti gli interventi, dei suo colleghi sindaci, di Peppino Lavorato, figura storica di Rosarno che nonostante i suoi 79 anni, ha sfidato il freddo e ha preso la parola per chiedergli di continuare. Il presidente della Regione, Oliverio senza mezzi termini ha espresso solidarietà e sostegno, dichiarando di aver  portato il modello Riace a Bruxelles e ricordando che già 40 comuni calabri nel 2015 hanno deciso di imitarlo. Oltre due ore di interventi spontanei, il microfono che circolava tra il pubblico e che a turno veniva usato per ribadire ancora una volta che Lucano non poteva andarsene, anche dai consiglieri di opposizione. Eravamo veramente in tanti, felici di esserci, ci siamo parlati come vecchi amici, abbracciati tra le lacrime dopo che finalmente Mimmo ha ritirato ufficialmente le sue dimissioni. Da Torino, Roma, dalla Puglia, dalla Campania, dalla Calabria tutta, ci siamo incontrati per continuare a credere in questo sogno. Su Riace si è scritto molto in passato, soprattutto dopo che Fortune ha messo il sindaco nella sua graduatoria mondiale e dopo che Win Wenders  l’ha immortalata nel suo documentario Il Volo facendola conoscere in tutto il mondo.

I media nazionali non hanno più potuto ignorarla e quindi se  ne è finalmente scritto.riace2-2

La storia a lieto fine di questa realtà faceva tenerezza, commuoveva gli animi e piaceva. Non starò qui a scrivere di quanto sia bello soggiornare a Riace, di come si vive a Riace. E non perché non sia vero.  In un paese cattolico, con oltre il 90 % di battezzati, la solidarietà cristiana e l’accoglienza dovrebbero essere la regola. Per questo non voglio più parlare di Riace come di un’utopia. Mimmo Lucano non è un mito ma una persona  che sta cercando di essere coerente e di governare tenendo fede ai suoi principi di vita. Poco importa se cattolici o di sinistra o entrambi. Ma certamente a lui non piace essere considerato un esempio: la sua filosofia politica non contempla l’individualità, viene da Autonomia Operaia e crede nel cambiamento sociale. Questa semplice realtà non deprezza il valore di questo piccolo grande uomo che è Domenico Lucano, anzi. La comunità tutta è parte dell’azione politica, e l’individuale è collettivo, nel vero senso della parola. Ma Riace è ormai centro di smistamento anche di finanziamenti e questo ha poco a che fare con la filosofia. Le mafie locali da tempo tentano di appropriarsene usando metodi sempre diversi e da diversi anni oltre che a lavorare alacremente per il paese, Mimmo deve guardarsi le spalle. Nel 2019 ci saranno le elezioni comunali e non potrà ricandidarsi. Le grandi manovre sono già da tempo iniziate. Sott’acqua si sta preparando il terreno per demolire il progetto Riace, per indebolire la figura di chi l’ha avviato. Si vuole far credere che Domenico Lucano sia come tutti e che quindi la sua azione politica debba essere ridiscussa. E Riace rischia grosso se viene lasciata sola alla sua bella idea di “isola felice” e del suo sindaco portento.

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Non credo sia un caso che  la stampa nazionale non abbia dato risalto alle minacce mafiose a Lucano, né alle iniziative politiche a sostegno della giunta. La tendenza generale è quella di vedere il fenomeno immigrazione come un serio problema sociale, che spaventa e impoverisce il paese. Sta creando incertezza e malcontento e le cronache sono sempre più infarcite di storie drammatiche di sfruttamenti, violenze e intolleranze. La cattolica Italia di papa Francesco è divisa tra atti di pietismo e carità e perbenismi intolleranti. L’idea che questo fenomeno irrefrenabile dell’immigrazione non possa essere arginato dai muri ma che invece possa essere una meravigliosa opportunità per tutti neanche sfiora, anche tra le menti più illuminate. E Domenico Lucano continua essere una figura a parte, una scheggia impazzita da ammirare sì ma alla giusta distanza. La realtà è altra cosa… purtroppo. Il consiglio comunale del 30 dicembre è stato invece un vero evento storico, di grande condivisione, dal forte valore politico completamente oscurato.  Eppure le persone sono arrivate lo stesso copiose, attraverso un tam tam  tra i social che ha funzionato benissimo perché, come qualcuno ha detto, ” Riace appartiene a tutti” e ” il suo modello è il modello di tutti quelli che credono che un altro mondo è possibile”. Non sottovalutiamo però quanto è accaduto e quanto sta accadendo in questo coraggioso paesino della Locride, terra di ‘Ndrangheta e trasformiamolo in una realtà diffusa. Solo uscendo dal suo ruolo di  isola felice, Riace potrà sopravvivere diventando il modello di una nuova società dell’accoglienza.

Per chi volesse approfondire:

https://tralerigheweb.wordpress.com/2016/06/16/6-9-giugno-riace-lutopia-concreta/

https://tralerigheweb.wordpress.com/2016/06/15/27-maggio-4-giugno-lampedusa-porto-m-e-askavusa/

https://tralerigheweb.wordpress.com/2016/06/15/26-maggio-cara-di-mineo/

http://www.osservatoriorepressione.info/vuole-rovinare-mimmo-lucano-sindaco-minacciato-dal-ku-klux-klan/

http://www.infoaut.org/index.php/blog/culture/item/18069-nel-mare-di-riace-una-conversazione-con-mimmo-lucano

Libri su Riace:

Trasite favorite – Giovanni Maiolo e Chiara Sasso – Ed. Carta 2009

Riace  Terra di accoglienza – Chiara Sasso – Ed. Gruppo Abele 2014

e di recente pubblicazione:

Riace il paese dell’accoglienza – Antonio Rinaldis – Imprimatur 2016