MEDITERRANEAN HOPE

La mattina del 29 vado in visita a Mediterranean Hope, un’organizzazione che nasce dai volontari della chiesa Valdese e che ho già incontrato a Scicli. Hanno un osservatorio a Lampedusa con 4 ragazzi che vi lavorano. Marta Bernardini, la responsabile, è molto giovane e molto preparata. Non sembra però affatto accogliente e nonostante che io potessi essere sua madre assume un atteggiamento molto distaccato. Sono abbastanza abituata ad essere trattata con scetticismo, soprattutto da quando mi occupo di immigrati ma qui a Lampedusa sembra che si esageri. Lo scollamento tra quello che si vuole fare apparire e quello che realmente è quest’isola, comincia ad essere sempre più stridente. “La chiesa Valdese -racconta Maria- si è fatta promotrice di un progetto unico, per ora in Europa, di un Corridoio Umanitario, che consiste nel dare a 1000 persone all’anno un visto d’ingresso, attraverso l’istituzione di due sedi, in Libano e in Marocco, per il controllo e la verifica dei requisiti. Finora sono giunti in Italia circa 250 famiglie e il progetto è finanziato con i fondi dell’ 8 per mille alla Chiesa Valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio che ha fornito anche l’ospitalità . I migranti arrivano in Italia in aereo evitando così tragiche traversate.” All’interno dell’hotspot di Lampedusa apprendo che sono accreditate 3 associazioni di volontari: SAVE THE CHILDREN, OIM e UNHCR che hanno funzione di controllo e supporto agli immigrati.

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