DON CIOTTI 29 – 30 MAGGIO

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In tarda mattinata, passeggiando per l’isola ho la fortuna di incontrare Don Ciotti che sapevo essere in visita a Lampedusa. Lo trovo all’interno di un edificio abbastanza cadente e mal messo e che avevo visto sempre chiuso: la biblioteca AUTOGESTITA dei bambini. Sono accolta con calore, soprattutto da Don Ciotti che mi invita a restare e poi a pranzare insieme a lui e al suo staff. E’ stato un momento molto intenso per me perché Don Ciotti è una persona veramente speciale che accoglie e si fa accogliere con genuina spontaneità nonostante le sue 4 guardie del corpo che lo seguono ovunque. Aveva dedicato il suo arrivo ai giovani e la mattinata si concludeva proprio nella biblioteca. E’ una realtà alquanto anomala perchè nasce dall’iniziativa di alcuni insegnanti ma soprattutto è sostenuta dalla dedizione dei bambini che si inventano catalogatori, archivisti e danno vita e vivacità a queste mura abbastanza scrostate. La sindaco è da oltre due anni invitata a visitarla e non è ancora andata a vederla, non ha ancora risposto alla richiesta di assunzione dei locali e quindi gli isolani sono di fatto degli abusivi… e si auto organizzano. Un’occupazione tollerata e ignorata.

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Sono circa 50 i volontari che ruotano intorno a questa gestione e hanno raggiunto 1440 prestiti in due anni di sofferta apertura. Ogni anno, in concomitanza dell’anniversario della Convenzione dei Diritti del Bambino, l’associazione IBBLY propone una settimana di incontri e iniziative sulla lettura, molto seguita dai ragazzi di Lampedusa. E’ molto bello vedere come i bimbi lampedusani siano attivi in questo progetto e la biblioteca è realmente un punto d’incontro anche perchè sull’isola non ci sono molte iniziative per i ragazzi: non c’è un cinema, un teatro, dei laboratori… i giovani sono fortemente demotivati e purtroppo il fenomeno tossicodipendenze comincia ad essere un problema serio tra gli adolescenti lampedusani. La droga invece è alla portata di tutti : arriva molto facilmente e direttamente dalla Tunisia, stipata nei pescherecci e nelle pance dei pesci e non trova praticamente ostacoli.

Nel pomeriggio era previsto un incontro tra la cittadinanza e Don Ciotti, presso la cattedrale. Già dalla mattina il Don aveva notato l’assenza di isolani e di diffusione dell’evento. Io lo avevo captato non so neanche più come e quindi non mi sono sorpresa a scoprimi sola tra poche decine di turisti. Ha presentato l’evento Paola De Rosa avvocatessa di Lampedusa impegnata nel Forum Lampedusa Solidale costituito da un insieme di associazioni locali che vorrebbero sostituire l’Hotspot con un ospedale del Mediterraneo denominato MARE OMNIUM , il cui progetto è stato già realizzato da un’ architetto donna di Venezia che l’ha presentato all’esame di laurea. L’idea è quella di un punto di riferimento e sostegno per i popoli del Mediterraneo e un potenziamento della struttura sanitaria anche per gli isolani che ad oggi non hanno sale operatorie, sale parto, possibilità di degenza e assistenza specifica. L’isola di Lampedusa come culla del Mediterraneo e non come luogo di segregazione bensì d’inclusione. L’incontro è stato molto caloroso e Don Ciotti ha ribadito che l’emergenza immigrati è in realtà un problema politico, che la politica di fatto non sembra volere trovare una soluzione a questi drammi umani. Le sue parole chiare e inequivocabili commuovono tutti e addolorano più di uno schiaffo. Il suo impegno contro la mafia, contro tutte le mafie si è concretizzato in 1600 associazioni in tutto il mondo e con la sua testimonianza incoraggia a non essere indifferenti ma ad agire. “Basta commuoversi…bisogna muoversi!” incalza. Una persona veramente speciale, Don Ciotti, ha saputo con il suo discorso creare un’atmosfera di partecipazione intensa e alla fine ognuno di noi sentiva il bisogno di raccontarsi e di ascoltare le storie altrui. Don Ciotti ci chiedeva di parlare, ci incoraggiava perché “quello che pensiamo e facciamo ha sempre un valore” e così è stato. Eravamo perfetti sconosciuti prima di sederci intorno a lui e alla fine ci scambiavamo indirizzi e recapiti per tenerci in contatto. Tra gli altri, all’incontro era presente anche Mila.

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E’ stato bello conoscerla: è arrivata a Lampedusa in bicicletta attraversando tutta l’Italia da sola all’età di 60 anni e percorrendo oltre 2200 km. La sua associazione biciterapia.it si occupa di disagio mentale e con questo viaggio ha voluto testimoniare la possibilità di superare i propri limiti con il sostegno di tutti ma soprattutto con il proprio coraggio. Una bella storia, insieme a tante altre ascoltate in quest’incontro un po’ mesto ma comunque significativo. Ci siamo dati appuntamento tutti il giorno dopo per la staffetta organizzata da Libera e dalla Guardia Forestale.

E così è stato.

Il testimone è un bastone di legno ricavato dalle barche dei migranti che viene passato di mano in mano ai ragazzi che vi partecipano. Un simbolo di dolore ma anche di comunione tra i popoli – dichiarano gli organizzatori – e Don Ciotti non si tira indietro e corre con i bambini di tutte le età. Cerco di parlare con Giusy Nicolini sindaco di Lampedusa ma sembra un’impresa impossibile: a me dice di non avere tempo, ai colleghi della televisione si concede volentieri. Peccato. Mi sarebbe piaciuto chiederle perché non è così benvoluta dagli isolani. Si sentono tutti abbandonati dalla sindaco e alcuni si spingono ben oltre nelle considerazioni. E pensare che ero venuta pensando di consacrarla a simbolo di un ‘isola che dovrebbe ricevere il Nobel della Pace.Impossibile anche pensarlo al momento: l’isola è un punto strategico militare con radar di avvistamento ovunque, e una presenza massiccia di militari: oltre 800 per circa 6000 abitanti. Il clima che si respira non è per nulla accogliente. Anzi.

I residenti sopportano uno stato di cose che non gli appartiene e che di fatto ha snaturato l’identità culturale dell’isola. I pescatori non pescano quasi più e preferiscono vivere di turismo. Le fabbriche di trasformazione del pesce praticamente inesistenti. Gli alberghi vivono grazie ai militari tutto l’anno e quindi non si lamentano. Girano più soldi, gli isolani si sono arricchiti ma per che cosa? E’ la domanda che mi fanno e che fanno a se stessi quando li intervisto. La maggior parte dichiara di non sentirsi più parte di una comunità…che la comunità non c’è più, che la gente è cambiata… ma il processo sembra irreversibile.

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