26 MAGGIO CARA di Mineo

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La Rete Anti Razzista monitora anche l’attività all’interno del CARA di Mineo che dista circa 1 ora di macchina da Catania. Partiamo da Catania alle 15 con Alfonso di Stefano e 2 giornaliste olandesi interessate al problema del caporalaggio. Il viaggio dura circa 1 ora e per raggiungere Mineo bisogna passare per Sigonella dove Alfonso ci indica le residenze dei militari americani: del tutto simili al Cara di Mineo, dice. Il caldo è atroce e ci attrezziamo come meglio possiamo ad una lunga attesa. Di cosa? Di poter parlare con qualcuno degli ospiti ad esempio. La cosa non è per niente semplice. C’è tanta paura in giro. Si parla di botte a chi rivolge la parola ai giornalisti… Lucia Borghi, una volontaria di Borderline Sicilia sta parlando con dei ragazzi di colore e al nostro arrivo ci fa cenno di aspettare. Poi ci dirà che sono appena arrivati e che sono terrorizzati. Hanno fatto un lungo viaggio e nel raccontarlo hanno pianto. Mi allontano da loro e provo ad avvicinarmi all’ingresso per fare delle foto e so già che devo evitare di fotografare i militari: non gradiscono, mi viene detto. E’ difficile fotografare un campo del genere senza militari dove tutto è recintato con il filo spinato, le persone hanno timore a parlare e a farsi fotografare e le camionette militari fanno ronda intorno alla strada principale. Ci provo e una camionetta puntualmente si ferma e viene a  sequestrarmi la macchina fotografica.

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Me la sono cavata con poco in verità, ma i momenti di tensione a cui i volontari, più di me, sono abituati, hanno messo tutti in pre allarme. Il tesserino mi ha salvata per la terza volta in due giorni. Scopro con piacere in questo clima surreale che esiste una realtà di genuina cooperazione che va ben oltre i riflettori dell’informazione ufficiale. Sono le associazioni di gente del posto, di persone che vivono l’immigrazione da sempre e che da sempre ci convivono tra mille difficoltà soprattutto burocratiche.

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Nomi pressochè sconosciuti come l’associazione Astra che si occupa di minori da 18 anni e che accoglie ragazzi di ogni parte del mondo e li aiuta a trovare una propria identità seppur con la consapevolezza che una volta maggiorenni avranno seri problemi d’integrazione, perché, in realtà, non esiste un progetto, un percorso da seguire e molto è lasciato al caso e al buon cuore delle persone. Giusi Scollo, giovanissima direttrice di Sette e mezzo, un giornale di Caltagirone, mi racconta di quanto da sempre la sua gente conviva con gli immigrati e che solo ora, con l’incremento esponenziale degli arrivi si cominci veramente a sentire il problema. “L’integrazione c’è sempre stata”, dice e mi invita a visitare il suo paese. Finalmente riesco a parlare con un ospite del CARA.

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Si chiama Simone, è giovanissimo  e viene dal Ghana da dove è scappato tre anni fa quando era poco più che un bambino. Al solo nominare il suo paese inizia ad agitarsi e dice con fermezza di essere grato all’Italia per averlo accolto. E’ al CARA da sei mesi e non sa quando andrà via da lì e per dove. La mamma è morta e il suo papà è in prigione. Non ha alcun motivo per desiderare di rientrare. In Libia è stato sequestrato e mi mostra le cicatrici  dei tagli che gli hanno fatto perché si è ribellato allo sfruttamento, altro fenomeno che tutti gli immigrati subiscono prima di riuscire ad imbarcarsi per l’Italia, “dopo tanto tanto tempo” dice. Si lascia fotografare e nel farlo provo un notevole disagio…. la comunicazione non è facile e vorrei che capisse quanto vorrei che quella foto possa servire a far capire alla gente che dietro il fenomeno immigrazione ci sono storie, volti, persone….dopo circa due ore sotto un sole cocente e un’insana attesa al di là di una doppia recinzione di filo spinato è giunto il momento di tornare… lasciamo queste case locate nel nulla più totale della campagna arida siciliana.

Il rientro a Catania è veloce e Alfonso e Lucia mi invitano a seguirli al capolinea dei pullman per il continente. Da lì molti immigrati, intorno alle 19, partono per diverse destinazioni e sono spesso oggetto di sfruttamento anche della mafia locale. Senza alcuna consapevolezza dei propri diritti e senza alcuna cognizione di costi, modalità e funzionamento delle cose anche più elementari, i migranti vengono tratti in inganno e si trovano a pagare costi proibitivi anche per un viaggio in pullman. La Rete Anti Razzista ha preparato delle semplici fotocopie che distribuiscono con estrema discrezione, in cui vengono elencati i costi dei singoli biglietti e le varie opzioni. Nel fare ciò, rischiano ogni volta di incappare in qualche mafioso locale con conseguenze imprevedibili. Nessuno però si preoccupa di fare informazione, prevenzione e sostegno, lo fanno solo loro e a proprie spese. E’ bene ricordare che tra gli obblighi dei Centri di Accoglienza c’è anche quello di informare i migranti su come è organizzata  la vita in Italia: come funziona il Sistema Sanitario, mezzi pubblici, costi e regole comportamentali. Sono previsti corsi di lingua italiana, un tesserino sanitario e il rilascio di un documento d’identità. Tutto questo deve essere garantito alla modica cifra di 35,00 al giorno per migrante accolto. Appunto. Qui però non sembra funzionare così.

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Ecco gli aggiornamenti di oggi:

http://www.ilsettemezzo.com/2017/02/13/cara-di-mineo-rinvio-a-giudizio-per-17-nella-lista-anche-castiglione-odevaine-aloisi-e-ragusa/

 

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